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La ricerca spirituale

Questa meditazione è offerta a tutte le persone che sentono il bisogno di una preghiera più profonda e sono alla ricerca di una meditazione silenziosa nel solco della tradizione cristiana.

La ricerca è importante. Diceva Socrate: “Una vita senza ricerca non è degna per l’uomo d’essere vissuta”. Anche Gesù parla del “ricercatore” quando domanda: “A cosa posso paragonare il Regno dei cieli?” e afferma che è simile a un mercante che va in cerca di perle preziose. Non dice che il Regno è la perla, ma che è il mercante: è il ricercatore, dunque, colui che cerca ad ogni costo.

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La Via Cristiana

La meditazione del cuore è un metodo che si differenzia dalla preghiera del cuore, la quale può essere ripetuta in ogni momento della giornata. La meditazione, invece, non può essere fatta ovunque; infatti, Gesù ci dice: “Quando preghi, entra nella tua stanza e prega il Padre tuo, che è nel segreto”.

La meditazione è l’opera più alta che possiamo compiere per trovare Dio. Anche Maria resta in silenzio, come dice il Vangelo: “Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore” (Lc 2,19). Questo ci permette di entrare nel segreto dell’interiorità, nel fondo del nostro cuore, per raggiungere Dio.

Spesso dimentichiamo che Dio è dentro di noi: “Non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete da Dio?” (1 Cor 6,19). E ancora, nel Vangelo Gesù dice: “Il regno di Dio è dentro di voi” (Lc 17,21), indicando una dimensione interiore, nel cuore del credente. Dio non è un’entità lontana, ma una realtà viva e già presente in noi.

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L'Arte della Meditazione Cristiana

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La meditazione è un’arte che trasforma la nostra vita! Anche a Cristo un dottore della Legge domandò: «Rabbi, che cosa devo fare per vivere in pienezza, per dare significato e senso alla mia vita?». Cristo gli risponde e gli dice cosa deve fare, citando un passo del Deuteronomio: «Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze» (Dt 6,5). È lo Shemà Israel (ascolta, Israele) che dice di amare Dio con il tuo sentimento profondo (cuore), con la tua personalità (anima) e anche con tutta la tua energia fisica (forza); dicendo che questo è il primo di tutti i comandamenti, ma aggiunge che c’è un secondo comandamento importante come il primo: «Amerai il prossimo tuo come te stesso» (Lv 19,18). Se osservi questi due comandamenti dell’amore vivrai in pienezza, infatti Cristo aggiunge: «Fa’ questo e vivrai» (Lc 10,28).

L'Antropologia Biblica

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L'antropologia biblica a cui facciamo riferimento è quella Paolina: «Il Dio della pace vi santifichi totalmente e tutto il vostro essere, spirito, anima e corpo, siano custoditi irreprensibili per la parusia del Signore nostro Gesù Cristo» (1 Ts 5,23).
San Paolo riconosce nell’essere umano tre dimensioni: corporea, psichica e spirituale; tutto il nostro essere è corpo (soma), anima (psiche) e spirito (pneuma).
Il “corpo” è l’uomo nella sua fragilità di peccatore (a volte san Paolo usa “carne” per indicare l’uomo caduto nel peccato).
Con “anima” san Paolo allude al termine ebraico nefesh, perché nel pensiero ebraico l’anima è la dimensione psichica, tutto ciò che nell’uomo è vita.
Con il termine “spirito” invece san Paolo indica lo spirito umano, che è l’elemento divino nell’uomo, in comunicazione con la Ruah, lo Spirito; ma lo spirito dell’uomo non è lo Spirito di Dio: è il luogo dove abita lo Spirito Santo.

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Ma nelle icone ci sono anche altri cerchi concentrici invisibili all’occhio perché non sono disegnati, ma sono una precisa struttura che rappresenta l’antropologia tricotomica.

Nelle sacre icone, il bagliore dell'aureola circonda il volto dei santi quale segno manifesto della luce dello Spirito Santo. Questa forza divina guida l'individuo trasfigurandolo con una luminosità che rivela la sua autentica essenza spirituale: la somiglianza con il Creatore.

Corpo

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Guardando le icone del ritratto di Cristo, per esempio, possiamo percepire un primo cerchio che rappresenta il corpo, infatti abbraccia capelli e barba, e al suo interno troviamo tutti i cinque sensi che ci mettono in comunicazione con l’esterno: la bocca è la sede del gusto, nella pelle abbiamo il tatto, negli orecchi risiede l’udito, gli occhi permettono la vista, nel naso sta l’olfatto.

Anima

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All’interno del cerchio del corpo troviamo il cerchio dell’anima che racchiude la fronte e il naso: dentro questo cerchio troviamo gli occhi, che sono lo specchio dell’anima, e il naso, che è la sede del respiro ed è unito all’alito di vita che Dio soffia nelle narici dell’uomo per farlo divenire un essere vivente. La fronte rappresenta il mondo psichico dell’intelligenza e della volontà.

Spirito

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Infine, all’interno di tutti i cerchi, c’è il cerchio dello spirito che si trova sulla fronte alla radice del naso tra le sopracciglia, e rappresenta la capacità dell’uomo di aprirsi allo Spirito.

L'immagine divina

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Come l’anima vivifica il corpo rendendo l’uomo un essere vivente, così lo Spirito di Dio vivifica lo spirito umano rendendo l’uomo un essere spirituale. Tutti quelli che fanno dimorare nei loro cuori lo Spirito di Dio meritano di essere chiamati spirituali. Il significato di “spirituale” è l’azione dello Spirito Santo che ci orienta a una graduale divinizzazione in Cristo. Quando lo spirito dell’uomo si fa tutt’uno con lo Spirito di Dio, l’uomo fa trasparire l’immagine divina che è in lui e permette alla luce divina di penetrare in tutta la persona, impregnando tutte le dimensioni della persona: i gesti del corpo, il mondo emotivo e mentale; solo allora lo Spirito diventa visibile all’esterno e chiunque potrà percepire questa luminosità.

Ama Dio con tutto te stesso

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Il metodo che propongo fa riferimento proprio all’antropologia biblica, cioè all’uomo nella sua unità di: corpo, anima e spirito (basar, nefesh, ruah); e quindi vedremo come amare Dio con tutto noi stessi, come ci invita a fare Gesù, per rendere più chiara la nostra metodologia analizzeremo separatamente queste tre dimensioni dell’essere umano: corporea, psichica e spirituale.

Meditare con il corpo

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L’atteggiamento del corpo garantisce l’efficacia della preghiera, come quando: “Mosè alzava le mani, Israele era il più forte, ma quando le lasciava cadere, era più forte Amalek. Poiché Mosè sentiva pesare le mani dalla stanchezza, presero una pietra, la collocarono sotto di lui e egli vi sedette, mentre Aronne e Cur, uno da una parte e l’altro dall’altra, sostenevano le sue mani. Così le sue mani rimasero ferme fino al tramonto del sole. Giosuè sconfisse Amalek” (Es 17,11-14). La posizione del corpo deve favorire la preghiera, perciò sono escluse quelle posizioni che favoriscono la pigrizia e l’eccessiva comodità, o che esigono sforzo e una prolungata tensione muscolare. L’atteggiamento esteriore deve consentire l’attività interiore, dunque la posizione deve corrispondere alla distensione, all’apertura, alla disponibilità e alla tranquillità. Le posizioni ideali per la meditazione devono essere stabili e comode, cioè tutte quelle posizioni sedute che permettono di mantenere l’immobilità e la schiena naturalmente. Infatti, è l’immobilità del corpo che favorisce in modo determinante la pace interiore e l’eliminazione delle distrazioni, a riprova di questo abbiamo una preziosa testimonianza di Santa Teresa d’Avila: “Chi si trova in questo stato non vorrebbe che il corpo si muovesse, nel timore che ciò gli tolga la sua pace; e non ardisce muoversi”

Meditare con il respiro

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L’origine di ogni essere umano è nel respiro: «Allora Dio soffiò nelle narici dell’uomo un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente». In ebraico è Ruah, in greco Pneuma, in latino Spiritus, ma in tutte queste tre lingue significa sia vento che spirito, ma anche respiro: il “soffio di vita”, dunque lo Spirito Santo è il Sacro Spiro, il sacro respiro di Dio!!! Nella lingua ebraica spirito, soffio, respiro sono la stessa cosa. Benché sottile, il respiro è qualcosa di molto concreto, il respiro ha un significato ben preciso: è il grande simbolo della Ruah, lo Spirito Santo. Alla cui presenza rimaniamo nel silenzio di ogni meditazione. Quando Cristo risorto alitò sugli apostoli dicendo: «Ricevete lo Spirito Santo» (Gv 20,22), invia il suo soffio che ci mantiene in vita: «Lo Spirito di Dio mi ha creato e il soffio dell’Onnipotente mi dà vita» (Gb 33,4). Quindi respirare diventa un segno di comunione col Dio vivente, con il respiro divino, e si inizia a respirare un’esistenza nuova, più piena e profonda.

Meditare con il cuore

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Dio ha deciso di dimorare nel cuore dell’uomo, e se il nostro corpo è tempio dello Spirito Santo (1 Cor 6,19) allora il nostro cuore è il Santo dei Santi, il Regno dei Cieli è nel cuore dell’uomo! Nell’antropologia biblica l’uomo oltre alla dimensione corporea e alla dimensione psichica, possiede anche una dimensione spirituale, come ci ricorda Sant’Ireneo di Lione: “l’uomo perfet­to è composto da tre elementi: car­ne, anima e spirito, tutti quelli che fanno dimorare nei loro cuori lo Spi­rito di Dio meritano di essere chia­mati spirituali”. Ecco il senso della meditazione del cuore, far dimorare lo Spirito di Dio nel proprio cuore. Cristo ci invita a chiedere al Padre qualsiasi cosa: “il Padre vi darà nel mio nome qualunque cosa domanderete” (Gv 16,2). Ma cosa chiedere? Perché nella nostra debolezza non sappiamo che cosa sia conveniente domandare! Cristo stesso ci consiglia: “il Padre vostro celeste darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono” (Lc 11,13). Perciò noi possiamo iniziare la nostra preghiera dicendo: “Padre ti prego nel nome di Gesù donami il tuo santo Spirito”; e così ripetere incessantemente e con ardente desiderio il Nome di Gesù.

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